La storia di maiunagioia

Un giorno una gioia senza memoria
vagò per le strade in cerca di gloria.
Ma ognuno aveva il suo bel da fare
e non si fermavano ad ascoltare.

Vorrei regalarvi un po’ d’amore
esclamò gaia e con clamore.
Nessuno lo prese e rimase li
e lei lo trasformò in un lunedì.

Magari l’articolo era scadente
pensò riflettendo mestamente.
Adesso riprovo con la fortuna
magari a qualcuno interessa la luna.

Ma anche quel dono fu rifiutato
nessuno lo aveva per niente notato.
Gioia si arrese, ma non si spiegava
perché la gente non la notava.

Erano tutti troppo impegnati
col maiunagioia a morir dannati.

©Monica Cannatella 

Madre Non mi facevi mai una carezza Abituata anche tu a non riceverne mai. Ma io, avrei voluto che tu lo cambiassi il finale di questa storia, dandole un lieto fine. Invece no! La trama di quel film drammatico non cambiava mai! Si ripeteva ancora e ancora. Avrei voluto averti come amica…sai, dicono che sono una bella persona. Ma non c’era mai il tempo per ascoltare me. I miei sogni, le mie prime pene d’amore, le ho raccontate alla luna. Le lacrime disperate di una adolescente confusa e con mille paranoie, le ha consolate il mio cuscino. Spesso, soffocandone i singhiozzi.. Non sono mai riuscita a realizzare nessun desiderio… perché avevo paura di sbagliare. È sapevo che, nessuno mi avrebbe stretto in un abbraccio e consolata. Quando ti manca l’amore,, il tuo, quello che per natura dovrebbe essere il più grande di tutti quelli che verranno, ti senti sola in mezzo al mondo. Non sei mai riuscita ad amarmi come meritavo, e io, non sono mai riuscita a perdonarti per questo. Niente favole la sera, niente baci della buonanotte. Nessuna passeggiata al parco, niente panchine su cui fermarci a mangiare il nostro gelato insieme. Nessuna mano a sistemare i miei lunghi capelli di bimba ribelle. Niente! La tua assenza ha fatto male più di qualunque altro dolore. E adesso, per difendermi, sono io che mi allontano. Così non dovrò più sentirmi morire ancora per i tuoi continui abbandoni. Non lo sai tu, ma c’è stato un tempo in cui ti ho amata. Nonostante tutto! Ma quel tempo, è ormai dimenticato. Seppellito sotto le tue assenze di sempre.

©Monica Cannatella

Sulle panchine bagnate di rugiada
siamo rimasti muti ad aspettarci.
È non c’è alba che non speri
di vederci ritrovati lì un giorno.
Sulle panchine ormai incolore
è rimasto l’ultimo stralcio della
mia anima.
Tra un ricordo sbiadito e perduto
e un battito d’ali mai nato.
Sulle panchine mute ci ho lasciato
ogni speranza
nell’attesa che tu e io,
diventassimo noi .
Sulle panchine ormai fredde
l’ora è rimasta immutata e,
nell’aria, riecheggiano ancora
le nostre promesse.
Sulle panchine ormai vuote
c’è ancora profumo di speranza.

©Monica Cannatella 

Dovreste imparare ad amarle sempre
queste donne.
Quando tengono il broncio e vi dicono
che non c’è nulla che non va…
Quando piangono e danno la colpa alla 
cipolla che hanno tra le mani…
Quando diventano pensierose ascoltando
una canzone…
Quando sono struccate,quando danno di
testa, quando dopo aver messo al mondo
un figlio, si sentono le più brutte del pianeta.
Amatele quando sorridono,
quando si sentono incomprese,
quando urlano,
quando cantano.
Amatele quando non hanno niente di meglio
da fare che rompere.
Forse, è cosi che vi daranno il meglio di loro…
quando avrete incominciato ad amare il peggio
e, nonostante tutto, continuerete a pensare che
lei, sia la cosa più bella che vi sia mai capitata.
 ©Monica Cannatella

A volte, vorrei non sentire le cose
che sento e non provare le cose che
provo.
Un’anima fragile non può sopportare
il peso del dolore di ogni persona che
le passa accanto.
E io, quel dolore, lo sento!
Spesso, lo leggo nei loro volti.
Ed è una cosa che mi trafigge il
cuore.

©Monica Cannatella 

Dentro un ricordo

E parlerai di me
ma senza accorgerti
che gli occhi tuoi 
brillano poco ormai.
Ricorderai…le sere
dove c’eravamo solo noi,
quando toccava a me
risolvere i tuoi guai
e piangerai…
T’inventerei scuse
un po’ stupide
e frasi timide come
le lucciole.
Sorriderai… e
prenderanno vita
ancora gli occhi tuoi,
quando ti perderai
a pensare ai baci miei.
Ma durerà solo un
istante e sfiorirai
e… piangerai.

©Monica Cannatella

Dove finiscono le parole quando
nessuno ascolta e cadono nel silenzio?
Quando le note risuonano nell’aria e
nessun’anima se ne lascia pervadere,
dove va a morire la musica?
Chi si occupa di quegli amori
persi per distrazione?
Delle notti senza luna
delle strade senza via d’uscita
dei cieli senza stelle
delle ferite mai guarite
delle cose mai dimenticate
del tempo mai passato
di quello che non hai avuto…
cosa ne sarà?
E tu, dove ti perdi tu quando
ti accorgi che nessuno ti vede
e il mondo intero pare poter
fare a meno di te?
©Monica Cannatella 

Le anime speciali, sono sole per scelta di vita.
Perché non è facile trovarne di simili.
A volte, spinte dallo loro testardaggine e dal
desiderio di condividere il loro universo con
qualcun altro/a, si spingono oltre i confini del 
loro eterno essere incomprese, cercando chi,
ne possa apprezzare l’essenza.
Si cullano di speranze e di sogni, in un mondo
assurdo che non le riconosce, non le capisce,
non le apprezza.
E all’ennesima delusione, tornano a chiudere
le porte del cuore sbarrandole con assi e
catenacci.
Che a perdere quel mondo prezioso che
hanno dentro, è un attimo se ci si mette
di mezzo quell’assurdo sentimento
che è l’amore. 

©Monica Cannatella

La ragazza dagli occhi tristi

Cammina persa nella sua musica
la ragazza dagli occhi tristi.
Un po’ distratta e assente
si perde a guardare un cielo triste
e nuvole di latta.
Piange piano la ragazza dagli occhi tristi…
perché si sa, le lacrime, di rumore,
non ne hanno mai fatto.
E sogna, tanto.
Un giorno nuovo, un domani migliore.
Le passano accanto, nessuno vede,
nessuno sente.
E lei continua a camminare!
Passo dopo passo,
da qualche parte arriverà.

 ©Monica Cannatella

M’ammanchi

M’ammanchi comu l’acqua
quannu haiu siti,
comu u suli
‘nta na jurnata fridda.
M’ammanchi comu po’
ammancari u cantu
ri n’aceddu, ‘nta na
jurnata ri primavera.
M’ammanchi comu
l’aria chi rispiru.
E ammanchi rintra l’ossa
‘nta carni
‘nta l’anima
‘nto sciatu
‘nte vini.
Amuri amaru
luntanu
mai vissutu
assapuratu.
M’ammanchi…
E tu giuru,
quantu è veru Iddiu!
Siddu un torni,
mi spogghiu i tutti sti’ ‘ncirtizzi
e ti vegnu a pigghiu io!

Mi manchi

Mi manchi come l’acqua / quando ho sete, / come il sole / in una giornata fredda. / Mi manchi come può / mancare il canto / di un uccello, in una / giornata di primavera. / Mi manchi come / l’aria che respiro. / E mi manchi dentro le ossa / nella carne / nell’anima / nel fiato / nelle vene. / Amore amaro / lontano / mai vissuto / assaporato. / E ti giuro, quanto è vero Iddio! / Se non torni, / mi spoglio di tutte le mie incertezze / e ti vengo a prendere io.

©Monica Cannatella 

Qualcuno mi porti via da qui!
Da questo mondo che non mi
appartiene!
Da questa gente troppo piena di sé.
Qualcuno mi salvi da idee e guerre 
che non condivido.
Dalle azioni ignobili e dalla cattiveria
gratuita.
Qualcuno mi sposti altrove…
dove non bisogna abbassare la testa
e dire sempre “si”,
per essere una bella persona .
Qualcuno si preoccupi di tirarmi fuori
da questo universo cosi tanto in
disaccordo con la mia testa e il mio
pensiero.
Qualcuno mi porti via…
adesso…
per sempre!

©Monica Cannatella 

Non basta una rosa

Non basta una rosa per cancellare
oltre ogni alba tutto il dolore.
Non è una rosa che ti farà dimenticare
che ti hanno messa al rogo
e lasciata bruciare.

Non è regalandoti il fiore più bello
che alleggeriranno il tuo pesante fardello.
Hai subito per anni soprusi e violenze
sempre vittima di maldicenze.

Sei data in sposa ancora bambina
si colgon la rosa e ti lascian la spina.
C’è chi ti vende per pochi spicci
chi prende in giro i tuoi poveri stracci.

Poi ti regalano fiori e mimose
ti ammazzan due volte con finte scuse.
Non basta una rosa per chieder perdono
Per ogni schiaffo che ti ha dato l’uomo.

Nessun fiore ti potrà salvare da quel
marciapiede dove ti costringono a lavorare.
Non serve una rosa, non ci sono parole
per chiederti scusa per ogni orrore.

Anche il cielo si inchina, donna, al tuo cospetto
solo l’uomo non ti ritiene degna di rispetto.

©Monica Cannatella

Perché ci vuole un fottuto coraggio a vivere
come io vivo.
Guardando il soffitto e cercando di afferrare
sogni che fuggono via.
Aspettando che la felicità, per una volta, 
si lasci trovare da me.
A non pensare a tutto l’amore che ho dato e,
che gli altri, hanno gettato.
Gettando via anche me!
Ci vuole coraggio a mostrare le proprie
emozioni, quando gli altri, ti chiedono
di razionarle perché ne hanno paura.
Ma che ne sa la gente !
Che cerco di sorridere anche quando non
ne ho voglia.
Cosa ne sanno di cosa ho dentro l’anima.
Dei miei affetti mancanti, degli amori perduti,
delle lacrime versate.
Che ne sanno…
Ma io non mi arrendo !
Prima o poi, avrò la mia fetta di felicità e,
sarà cosi grande, che non ne avrò mai più
fame.

©Monica Cannatella 

Siamo fatti di speranze dissipate.
Della stessa sostanza dei sogni
quelli che speri di fare ma non
arrivano mai.
Siamo fatti di giorni perduti e
di fiati spezzati.
Di ore in attesa e di mancati ritardi.
Di carne e anima…
Di un senso…
Del nostro ! 

©Monica Cannatella 

L’anima delle cose

C’è qualcosa che non va
ho pensato là per là.
Un po’ matta lo son sempre stata
ma questa cosa non l’ho immaginata!

In un pezzo di legno raccolto dal mare
vedevo una donna intenta a pregare.
E su quello che rimaneva di una conchiglia
di cani e gatti un’intera famiglia.

Ho pensato che non fosse tanto normale
vedere dove non c’era un gabbiano volare.
In una mostra di materiale riciclato
avevo già visto un mostro alato.

Stava su un sasso col cavaliere
che lo sfidava ad avanzare.
E quella bambina con la sua nonna
nella plastica di una bottiglia?

Direte voi; Ma è una pazzia!
Non se la mente è quella mia.
Con gli occhi e il cuore riesco a vedere
l’anima delle cose che mi fermo a guardare.

©Monica Cannatella 

Foglie

Siamo foglie al vento,
attimi mai raccolti,
brividi inconsapevoli,
momenti rubati.
Siamo vento e nuvole,
pioggia e arcobaleno,
fiato e anima.
Siamo foglie in balia
del tempo che fugge,
piccole anime che
cercano un cuore su
cui adagiarsi per sempre.

©Monica Cannatella