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Archive for dicembre, 2015

Tutti hanno dei sogni nel cassetto. Poi ci sono io! Che per non vederli andare in fumo da soli, e provare cosi quella forte sensazione di fallimento e infelicità, brucio i cassetti, la cassettiera, e per andare sul sicuro, anche l’appartamento!©Monica Cannatella

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Non c’eri mai tu! Mancavi quando fissavo il cielo in attesa che quell’azzurro mi facesse capire il perché. Quando felice come non mai, ridevo di cuore, sperando che la mia fragorosa risata arrivasse lì da te, ovunque tu fossi. Chissà dov’eri poi! E quando ho cercato un appiglio per salvarmi, per non annegare nella solitudine e nel vuoto dei miei giorni? No, non c’eri nemmeno allora. Ti sei perso tante cose di me, ti sei perso me! ©Monica Cannatella

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Si erano sfiorati tante volte a loro insaputa. Le loro anime avevano danzato al vento, i loro pensieri fatto l’amore sotto le stelle. I loro cuori si erano appartenuti…nonostante la vita avesse deciso di destinare ad altri i loro corpi.©Monica Cannatella

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Tu con lo sguardo perso chissà dove, prigioniero di una realtà che non ti vuole. Con sogni e desideri uguali ai nostri, rinchiusi in dei pensieri non esposti. Figlio di un futuro che non sa, l’amaro senso della libertà. L’ignoranza urla e non capisce, il male che ti fa e come ti ferisce. Ma il tuo amore in fondo è uguale al nostro, e non importa se ha lo stesso sesso.©Monica Cando è uguale natella

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Vestimi dei tuoi pensieri, dei tuoi respiri, delle tue voglie, del tuo amore. E spogliami da tutte quelle paure che fanno di me la donna sola che sono.©Monica Cannatella

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Vorrei che la musica fosse un luogo. Allora si che avrei trovato il mio posto felice nel mondo.©Monica Cannatella

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Il cielo ti imbroglia…e quando è triste, piange! Gioele (8 anni)©Monica Cannatella

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E scesi all’inferno. Perché tra tutte le cose che non mi ero mai perdonato, non ci fossi anche tu. E scesi all’inferno, perché dovevo trovarti, ti avevo sempre trovata. E adesso, ne avevo bisogno più che mai. Perché ancora non ti avevo detto quanto ti amavo, quanto fosse importante la presenza costante dei tuoi giorni nei miei. Perché forse, la colpa del tuo essere lì, era anche un po’ mia. Perché è più facile nascondersi dietro il dolore che affrontarlo. Dovevo venir lì e tirarti fuori e, se il prezzo da pagare ero io, lo avrei pagato volentieri. Trovare te e riuscire a farti ricordare ciò che eravamo insieme, o perdere per sempre il lume della ragione. Ritrovarsi a guardarci negli occhi senza sapere di noi, senza ricordare che ci eravamo appartenuti corpo e anima. E scesi all’inferno, per strapparti all’oblio, per non lasciarti morire una seconda volta. E scesi all’inferno…e ti salvai, e mi salvasti. Perché a rinunciare si fa presto, ma a combattere per ciò che ami ci vuole coraggio. E noi, quel coraggio ce l’avevamo!©Monica Cannatella-Al di la dei sogni-

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E il dolore non la colpì mai! Perché lei stessa era dolore. Era carne e anima, valle desolata e deserto infinito. Era il crepuscolo dove il sole, ogni sera, si poggiava per morire.©Monica Cannatella

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Lei riusciva a cogliere cose belle anche dove la gente non ne aveva mai seminate.©Monica Cannatella

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Ci hai provato a dimenticare quell’amore, la vostra canzone, il modo in cui ti faceva sentire unica. Altroché se lo hai fatto! Ci hai provato con tutta te stessa più e più volte fallendo miseramente ad ogni tentativo. Hai tolto e buttato via le lenzuola ancora impregnate del suo profumo, cambiato le tende di quel colore azzurro cielo. Lui le amava tanto, perché gli ricordavano i tuo occhi, cosi ti aveva detto. Hai tolto le vostre foto, fatte nei momenti in cui ancora c’era felicità nei vostri sguardi colmi d’amore. Hai aperto le finestre e lasciato che il vento gelido, si portasse via il fresco odore del suo dopobarba. Hai tolto ogni cosa, ma non sei riuscita a togliere lui dal tuo ci solo tu, e queuore. Lì non ci sono finestre, niente vento che spazzi via ogni cosa. Ci sei solo tu,e quello che decidi di far rimanere. E se lo hai lasciato lì. vuol dire che in fondo,”quell’amore” è ancora amore.©Monica Cannatella

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Prendimi le mani, tienile strette, fermale quando tremano. Prendimi le mani, al calar del sole, quando stanche per fatica, non avranno più la forza per accarezzarti. Prendimi le mani, e se non avrò la forza di non farle scivolare via dalle tue, tu sii forte al posto mio e trattienile. Prendimi le mani, è un bel modo di dire ad una persona che la ami. Specialmente se dopo averle prese, non le lasci andare mai più.©Monica Cannatella

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Io sono: Donna, amante, madre, figlia, amica, sorella. Io sono: Maestra, cuoca, infermiera, giocoliere, segretaria. Io sono: Conforto, comprensione, coraggio, certezza. Io sono: Meccanico, elettricista, pittrice, falegname. Io sono: Il modo, il tempo, il luogo. Io sono: Il faro, la riva, l’isola, il porto, la stazione. Io sono: Il perdono, l’amore, il consiglio, la tenerezza. Io sono:Tante cose, tante persone, tanti sentimenti. Io sono: Voce del verbo essere…donna!©Monica Cannatella

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I picciriddi ca facci lorda. Li trovi n’mezzu i strati abbannunati ca cercanu elemosina e carizzi. Firrianu vaneddi e vanidduzzi e rari assai su li loro biddizzi. A facci lorda e mancianu miseria nuccenti senza culpa e sfurtunati. Si sentinu no cori la bufera e speranu ri essiri attruvati. Aspettanu miracoli pi festi ri natali pinsannu ca qualcosa po canciari. Un su diversi dalli nostri figghi è inutili ca vi fati meravigghia… Inveci di pinsari:”mischineddi”! aiutamuli a sintirisi in famigghia. Un atto di bontà vi custa picca e iddi si sintissiru al sicuru . Sintiti a mia,inveci ri commiseralli rinnemuci diversu stu futuru.©Monica Cannatella-Le parole della mia terra-

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Quannu nascivu iu, la sfurtunata, u addu si zittiu dda matinata. li scecchi c’arragghiavanu, me matri chi chiancia: “Purtativilla fora… purtativilla via! Sta figghia a parturivu cuntannu li dulura e l’ura un mi paria ca la jttava fora! Un figghiu avia pirdutu, nautra già l’avia: chi ci vinisti a fari, pi cunsumari a mia?” Un chiantu si livò comu a vuliri diri: “Chi curpa tegnu iu si mi mittisti o munnu, cu ti l’addumannò i soffriri stu ‘nfernu? I lacrimi… i pinseri… a morti pi finiri! Si mi lassavi ‘n paci cu mi l’avia a cuntari?” Megghiu un canusciri mai u suli ca virillu ogni ghiornu offuscatu ri duluri… La virità è una: mittiti figghi o munnu e poi… iti circannu la scorcia e la pitrudda pi nun chiancirivi stu dannu. Pinsati a sti ‘nnuccenti, ca senza curpa e amuri tampasianu ‘nta terra priannu lu Signuri. Idda mi misi o munnu e tu mi ccià livari, unn’aiu chiù a forza i chianciri… e mancu ri campari!©Monica Cannatella-Le parole della mia terra-

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