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Archive for agosto, 2016

Quando dovrò lasciare questo mondo, avido di cattiverie e menzogne e sterile d’amore e bontà…l’unico mio rammarico sarà dover lasciare le mie belle rose. Chi se ne prenderà cura, chi le amerà come le ho amate io sin da quando son venute al mondo? Le annaffieranno, forse qualche volta parleranno con loro…ma saranno in grado di ascoltarle? Le mie rose…sangue del mio sangue, carne della mia carne, anima della mia anima. I miei figli, il mio mondo, la mia vita…e quando dovrò lasciare questo mondo, qualcun altro dovrà prendersene cura. E, quel qualcuno, non sarà mai in grado di amarli come io li ho amati.©Monica Cannatella

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Si vide bambina, a cavalcar le onde pur avendone paura. Si vide piccola, ma non indifesa. Perché a dover stare in guardia aveva imparato tanto tempo prima. La vita è cosi! Un giorno giochi con le bambole e quello dopo scappi dai lupi. E si vide fanciulla, i lupi li aveva presi a calci in culo ma, nel tentativo di acchiapparla, le loro luride zampe avevano lasciato segni e cicatrici. Ma ormai,non se ne curava più. Adesso camminava armata di “chi va là” e di “non mi fido più di nessuno”, cosi nessuno poteva più farle male. E si vide donna, distratta, assente, piena di paure. Ma cercò sempre di non darlo a vedere. Superò anche le notti senza fine… Quelle in cui dovresti perderti tra le lenzuola immaginando stelle cadenti e albe romantiche, ma dove non riesce a vedere altro che buio e ghetti. E si vide mamma, e smise di aver paura. Ma smise di averne per se, adesso, aveva altro da difendere. E si vide a cavalcar le onde…ne era passato di tempo! Ma lei, in qualche modo, rimase bambina. Ed i lupi, sebbene fossero stati sconfitti, continuarono a far parte della sua vita. ©Monica Cannatella

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La grandezza di un amore non si misura né con le parole né con i tanti “io ci sono”…non lo valuto in base a promesse che il più delle volte sono vane. La grandezza di un amore si vede nella costante presenza, anche se silenziosa. Nella condivisione di piccoli e grandi vittorie, nei gesti semplici che sanno di vita.©Monica Cannatella

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Bisognerebbe sempre avere la decenza di guardare oltre. Oltre le apparenze, oltre le cose, oltre le persone. C’è tutto un mondo oltre… Un passo un po’ più in là. ©Monica Cannatella

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E se ascoltassimo un po’ di musica? Cosi, tanto per cercare d fare il punto e capire quando abbiamo smesso di litigare per poi poter fare la pace. Per perderci con e tra le note che risuonano alte nel silenzio e provare a sciogliere quel nodo d’orgoglio fermo nella gola che ci impedisce di parlare. E se ascoltassimo un po’ di musica? E se ci ascoltassimo?©Monica Cannatella

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-Il bambino senza nome- Il primo giorno che ho visto la luce, non è stato felice per me. Ecco cosa dirò raccontando la mia vita ai miei figli un giorno. Perché un giorno vorrei averne almeno due o tre, per mostrare alla vita e, a chi la vita ha cercato di togliermela, che io, ce l’ho fatta contro ogni aspettativa. A dispetto di tutto e di tutti. Non posso ricordare ma, qualcuno mi ha raccontato che piangevo e tremavo, probabilmente avevo fame e freddo. Che una vecchietta mi ha ritrovato per caso, in un bidone della spazzatura. I bambini dovrebbero stare al sicuro tra le braccia della loro mamma…non in un cassonetto tra i rifiuti. Perché vedi, se mi metti tra i rifiuti, è cosi che mi sentirò da grande…un rifiuto! O almeno è cosi che vorresti farmi sentire tu, donna sventurata. Sono fortunato io, si, hai sentito bene! Sono fortunato perché in pochi ce la fanno, non tutti hanno avuto il mio stesso coraggio. Qualcuno si è lasciato andare e, cullato dal freddo, ha lasciato questo mondo infame. Ma io no, io ho deciso di rimanere, di avere un nome, una famiglia. Qualcuno, non so nemmeno chi, me ne ha dato uno bellissimo. Mi chiamo Attilio….e se ho un nome, allora esisto. E tu, donna, non avrai mai l’onore di sentire questo figlio che non hai voluto, chiamarti mamma.©Monica Cannatella

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A un passo dalla felicità c’era lui. Con il suo dopobarba che sapeva di zucchero filato, le sue idee nobili e folli. C’erano le sue canzoni inventate per me, i suoi occhi fieri pieni delle mie risate. A un passo dalla felicità c’era lui…ed io, quel passo, non ho avuto il coraggio di farlo. ©Monica Cannatella

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…Ma tu devi aiutarmi! Se vuoi che non mi innamori perdutamente di te, devi renderti detestabile oltre ogni limite. Non puoi chiedermi di non amarti, se poi, quando io ho bisogno di raccontare i miei sogni, tu corri ad ascoltarmi. Non puoi farmi ridere fino a perdere la cognizione del tempo che passiamo insieme, e poi, dirmi che non sei un uomo da amare. Perché sono proprio quelli come te che fanno perdere la ragione ad una donna. E la mia, l’ho persa da quando ti ho incontrato.©Monica Cannatella

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C’è che mi sento come una nave senza il suo capitano, in balia delle onde e del vento. C’è che il mio faro è spento come me, forse di più! Da tanto, troppo tempo. Nessuna luce ad illuminarmi la via. C’è che sono stanca di brancolare nel buio, di dover trovare da sola tutte le strade. E poi, poi so che devo farcela comunque. E ce la faccio ,sempre! Ogni maledetta volta. Ma almeno lasciatemi dire che piacerebbe davvero tanto che un giorno, quel faro, si accendesse. Una sola volta, mi andrebbe bene anche una luce tenue, un barlume. Ma il buio no.© Monica Cannatella (foto di Massimo Cavezzali)

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Di ciò che è stato ne ho breve memoria. Per il mio quieto vivere, mi avvolgo nell’indifferenza più totale! Lascerò fuori i rumori del mondo e terrò con me il mio assordante silenzio.© Monica Cannatella

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