L’anima delle cose

 

C’è qualcosa che non va
ho pensato là per là.
Un po’ matta lo son sempre stata
ma questa cosa non l’ho immaginata!

In un pezzo di legno raccolto dal mare
vedevo una donna intenta a pregare.
E su quello che rimaneva di una conchiglia
di cani e gatti un’intera famiglia.

Ho pensato che non fosse tanto normale
vedere dove non c’era un gabbiano volare.
In una mostra di materiale riciclato
avevo già visto un mostro alato.

Stava su un sasso col cavaliere
che lo sfidava ad avanzare.
E quella bambina con la sua nonna
nella plastica di una bottiglia?

Direte voi; Ma è una pazzia!
Non se la mente è quella mia.
Con gli occhi e il cuore riesco a vedere
l’anima delle cose che mi fermo a guardare.

©Monica Cannatella 

Foglie

 

Siamo foglie al vento,
attimi mai raccolti,
brividi inconsapevoli,
momenti rubati.
Siamo vento e nuvole,
pioggia e arcobaleno,
fiato e anima.
Siamo foglie in balia
del tempo che fugge,
piccole anime che
cercano un cuore su
cui adagiarsi per sempre.

©Monica Cannatella 

Capita

Capita che hai una giornata storta.
Capita che qualcuno ti attacchi senza
sapere tu, in quel momento, come stai,
cosa stai passando.
Capita che cammini per strada e piangi, 
e la gente ti guarda stranita.
Pensano sicuramente che sei pazza…
nessuno che ti si avvicini per chiederti
cosa ti tormenta per non riuscire a
trattenere le lacrime fino a casa.
Perché mostrarle in pubblico?
Nessuno capisce che non ne potevi più,
che sono quasi esplose da sole, che a volte
non ti rendi nemmeno conto che cadono giù.
Sei impegnata a pensare a qualcos’altro,
qualcosa di più importante, qualcosa che
ti affligge.
Capita che continuano a camminare, e tu,
ti senti sola in mezzo all’universo.
Pensi che tu lo avresti chiesto il perché?
Tu ti saresti fermata, lo fai sempre.
Pensi che sei sempre gentile, ma che a te
non capita mai di ricevere la stessa gentilezza
che regali tu.
Pensi un sacco di cose, e rimangono tue.
Rimango li, perché le pensi ma mica le dici.
Non puoi e non vuoi, perché far sentire
qualcun altro come ti senti tu?
Cosa ne ricaveresti?
Nulla !
Allora ti tieni tutto per te.
Ecco cosa succede, fai sempre cosi.
Tieni tutto per te!
E poi, un giorno qualunque, per strada,
succede che quel tutto ti sembra troppo
e crolli.

©Monica Cannatella 

C’erano giorni

C’erano giorni di sole e di sorrisi
e poi, quelli di tempesta e di rimpianti.
C’erano giorni in cui bastava a se stessa
e giorni in cui sentiva la mancanza di tutto.
C’erano giorni che sapevano di vita 
e poi quelli che non sapevano di nulla.
C’erano albe bellissime e tramonti
lunghi quanto i suoi sospiri.
C’erano…qualcuno giura di aver visto tutto
questo nei suoi occhi …
un tempo non molto lontano.

 ©Monica Cannatella

Marciapiedi

 

All’angolo della strada
sopra i marciapiedi
ci abitano gli invisibili
quelli che non vedi.

Indossano solo stracci
e chiedono la carità
lo sguardo dignitoso
e un sorriso a metà.

Un cane senza nome
e una coperta strappata
gli unici veri amici
di tutta la giornata.

Qualcuno li chiama mendicanti
l’ingiusto invece pezzenti.
Loro sempre con la mano avanti
e un sorriso che mostra sei denti.

All’angolo di quella strada
in fondo a quel marciapiede
la gente passa e guarda
ma non si accorge non vede.

Che manca qualcuno
che c è un posto vuoto
è morto nessuno…
è morto un ignoto.

©Monica Cannatella

 

Ho toccato il fondo

Come dopo un tuffo premuroso nel mare
ho toccato il fondo.
L’ho toccato per davvero!
Ed i giorni mi sembravano eterni, l’attesa
delle ore infinite. 
Ho toccato il fondo e mi è quasi mancato
il respiro…la voglia di vivere.
Ma per risalire in cima, era necessario che
accadesse.
E sono risalita io! Da sola, svelta, più in fretta
che ho potuto.
Ed ho imparato che ci sarà sempre qualcosa o qualcuno per cui potresti rischiare di annegare,
fosse solo nella malinconia.
Ma ho imparato anche che, tanto più a fondo vai,
tanto più bella è la risalita.
Che dopo il mio tuffo negli abissi, la felicità, voglio attenderla in cima ai gradini della vita.
Se proprio deve raggiungermi, che venga a prendermi !

©Monica Cannatella

Dedicata a Mara 

U mari

 

Si teni n’sirragghiati ‘nta li vrazza
ogni sorta di tesori e di ricchizzi.
C’è cu u saluta da terra cu la mano
e c’è cu naviga pi ghiri luntanu.

Quannu lu vasa u suli è na meravigghia
tintu e ‘nfami quannu a genti si pigghia.
Forsi si senti sulu e abbannunatu
stu mare trarituri ca ni leva u sciatu.

U sentu chianciri di notti ogni tantu
mi unci chiaru e forti stu lamentu.
Mi pari un picciriddu senza matri
u signuruzzu mentri mori ‘ncruci.

Si fussi figghiu miu ti cunsulassi
strincennuti ‘nto pettu ti vasassi.
Li peni tua putissi alliviari
si un fussi fattu di acqua e sali.

Sugnu stanca d’avvertiri stu duluri
mi manca l’aria e trema puru u cori.
L’unicu modu pi putiriti cunsulari
è chiddu di moriri nno to funnali.

Traduzione

Il mare

Si tiene stretto tra le braccia
ogni sorta di tesoro e di ricchezza.
C’è chi lo saluta dalla terra con la mano
e chi lo naviga per andare lontano.

Quando lo bacia il sole è una meraviglia
cattivo e infame quando la gente si piglia.
Forse si sente solo e abbondonato
questo mare traditore che ci toglie il fiato.

Lo sento piangere di notte ogni tanto
mi giunge chiaro e forte questo lamento.
Mi sembra un bambino senza madre
il signore mentre muore in croce.

Se fossi figlio mio ti consolerei
stringendoti al petto ti bacerei.
Le tue pene potrei alleviare
se non fossi fatto di acqua e sale.

Sono stanca di sentire il tuo dolore
mi manca l’aria e trema anche il cuore.
L’unico modo per poterti consolare
è quello di morire nel tuo fondale.

©Monica Cannatella

( Le parole della mia terra )

Non ho più voglia di giocare

 

Non ho più voglia di giocare perché
l’onestà non esiste più.
Tendono sempre tutti ad imbrogliare. 
Non ho più voglia di giocare perché
conosco solo sentimenti nobili e leali…
e con i sentimenti, io non ci gioco !
Non ho più voglia di giocare perché
non ho più l’età per rincorrere chi
non vuole essere trovato,
afferrato, salvato…
Non ho più voglia di giocare perché
per farlo, c’è bisogno di qualcun altro,
e tra i due, qualcuno deve pur perdere.

Non mi piace l’idea che qualcuno perda…
quando sono stata io a perdere,
faceva male!

© Monica Cannatella

Alla ricerca della felicità

Si mise alla ricerca della felicità.
Vagò per campi incolti e cieli senza
stelle.
Oltre i boschi incantati e sentieri
senza fine.
Si spinse ai confini del suo essere
e del suo esistere.
Arrivò fin sopra le soffici nuvole,
oltre il vento ed il tempo.
Navigò mari in tempesta e parlò
con sirene stanche della loro
solitudine.
Chiese al sole ed alla luna, ai torrenti
e alle montagne.
Nessuno seppe dirle nulla,
cosi si arrese!
E perse la speranza, le sue certezze,
se stessa.
Per cercare la felicità, aveva perduto
ogni cosa…
E non capì mai che, tutto quello
che aveva perso per cercarla,
era quel che in fondo, la rendeva felice.

©Monica Cannatella

Piccolo uomo

 

Aveva gli occhi persi nel vuoto
e la tristezza di chi sorride poco.
Sguardo basso e mani tremanti
davanti all’indifferenza dei passanti.
Ti guardavano come se fossi un mostro
il naso e le labbra non erano al loro posto.
Le cicatrici in viso lasciavano capire
quello che avevi già dovuto patire.
Nessuno ha fatto caso all’azzurro dei tuoi occhi
sembravano il mare quando ti ci specchi.
Solo io ti ho guardato con tenerezza
e avrei tanto voluto farti una carezza.
Ti avrei abbracciato forte sul mio cuore
se fosse servito a cancellare il dolore.
Ma non ho fatto in tempo e te ne sei andato
con quell’aria da piccolo uomo spaventato.
Un giorno non molto lontano, l’intero universo,
capirà che ci vuole poco ad amare chi è diverso.

© Monica Cannatella

Ti regalo un abbraccio

 

Quando ti vedrò, sussulterà di gioia
il mio cuore.
Mi perderò nel tuo sguardo segnato dal tempo 
che profuma ancora di gioventù.
Accarezzerò ogni singola ruga sul tuo viso
per lenire un po’ di quell’antico dolore.
E ti stringerò le mani…e sentirai di
non essere mai stato solo lungo
il sentiero della vita.
E ti regalerò un abbraccio…
uno di quello in cui ti perdi…
perché sai che dentro,
c’è tutto l’amore del mondo !
Un amore antico…quello di una figlia.

©Monica Cannatella

Dedicata al mio amico Josè

Amore

 

Si guardarono e…
fu subito amore!
Che vide nascere stelle
tramonti
sospiri
attese.
Sguardi fugaci e baci senza tempo
notti d’attesa al chiaro di luna
per donarsi l’uno all’altra senza pudore
con il corpo
la mente
l’anima
il cuore.
Si guardarono e fu subito
intesa
magia
consapevolezza.
Si guardarono e si appartennero
sempre!

©Monica Cannatella 

Oscurità

 

Era una notte senza stelle.
Di quelle dove guardi il cielo e, l’unica cosa che riesci a vedere,
è la tua anima nera come un bosco a notte fonda.
Anche la luna, quella notte, era fuggita via.
Forse, per far da palcoscenico a qualche coppia di innamorati.
Il vento soffiava forte, rendendo irrequieto il mare.
Le montagne tremavano…
C’era il caos attorno ad ogni cosa.
La notte aspettò ansiosa le prime luci dell’alba,
timorosa che anche il sole, fosse sparito nel nulla
di quello strano ed incomprensibile tempo senza tempo.
Venne l’alba, e rischiarò ogni cosa.
Il sole, non aveva lasciato il suo posto…
era lì,splendente più che mai!
E fu luce su ogni cosa!
I mari brillarono
le montagne scintillavano di marmo e di sabbia.
Su nel cielo, le nuvole, avevano il sapore dello zucchero filato.
E la notte sorrise, perché era certa che le stelle nel suo amato
firmamento, quella notte, l’avrebbero ancora circondata.
Attese trepidante l’abbraccio delle sue piccole luci scintillanti,
e la compagnia della sua amica luna.
Che cantava ogni sera per lei, una dolce ninna nanna.

©Monica Cannatella

Reincarnazione

 

I tuoi capelli color del grano
e gli occhi tuoi che incarnavano
le tenebre.
Me ne innamoravo ogni volta e
ogni volta, li vedevo morire.
Ed aspettavo…
nell’attesa che tu, divenissi ancora.
Ed eri sempre più bella
più di quanto i miei ricordi
ne avessero memoria.
Ti amai per mille vite…
e per mille vite ti persi.
Ti amo ancora…
ti amerò sempre!
Anche all’alba di questa nuova
vita .
Un’alba che anche stavolta
guarderò senza poterti tenere
adagiata sul mio cuore.

©Monica Cannatella 

Trova il tempo

 

Trova il tempo per ammirare
un alba
un tramonto
la luna
le stelle.
Trovo il tempo per dare
il bacio del buongiorno ai
tuoi figli,
la buonanotte ai tuoi cari.
Trova il tempo per guardarti allo
specchio con più attenzione
e vedere che,
sei bella nonostante i tuoi dubbi
le tue incertezze
i tuoi dolori
il male che ti sputano addosso
i passi di danza che non riesci a fare
quella canzone che non vuoi cantare
perché sei stonata
i ritardi
le assenze
gli occhi tristi
le mani che tremano
le paure.
Trova il tempo per consolare un’amica/o
per non lasciarlo solo
confuso
perso
abbandonato.
Trova il tempo per fare una torta
per giocare alla caccia al tesoro
per correre al parco
per i tuffi nel mare
per guardare i fiori
per chiedere scusa.
Trova il tempo per
riflettere
pensare
sognare
amare.
Trova il tempo da vivere…
per vivere.

©Monica Cannatella

Fragile

 

Sono fragile, mi infrango.
Come il cristallo, come le promesse.
Fragile come un pesciolino che
dopo aver fatto un grande salto per
cercare la sua libertà, è rimasto ad
aspettare la fine del suo tempo
sulla riva, fuori dal suo amato fiume.
Fragile come i palloncini…
Che se non li tieni stretti, ti scivolano
via dalle mani.
E scappano lontano, in alto su nel cielo,
a cercare domani pieni di certezze.
Perché di oggi pieni di dubbi,
ne hanno avuto abbastanza!
Fragile come gli anemoni
che basta un soffio di vento
per spazzarli via.
Fragile come quei sentimenti
che nessuno vuole, e vengono
lasciati lì a morire di fame d’amore.
Sono fragile come tutte le cose
che posseggono un cuore.
Che gli altri, prendono troppo spesso
tra le mani, per giocarci a dadi.

 ©Monica Cannatella


Quando dovrò lasciare questo mondo, avido di cattiverie e menzogne e sterile d’amore e bontà…l’unico mio rammarico sarà dover lasciare le mie belle rose. Chi se ne prenderà cura,chi le amerà come le ho amate io sin da quando son venute al mondo? Le annaffieranno,forse qualche volta parleranno con loro…ma saranno in grado di ascoltarle? Le mie rose…sangue del mio sangue,carne della mia carne,anima della mia anima. I miei figli,il mio mondo,la mia vita…e quando dovrò lasciare questo mondo,qualcun altro dovrà prendersene cura. E,quel qualcuno,non sarà mai in grado di amarli come io li ho amati.©Monica Cannatella

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Si vide bambina…a cavalcar le onde pur avendone paura. Si vide piccola,ma non indifesa…perché a dover stare in guardia aveva imparato tanto tempo prima. La vita è cosi !Un giorno giochi con le bambole e quello dopo scappi dai lupi. E si vide fanciulla…i lupi li aveva presi a calci in culo,ma nel tentativo di acchiapparla,le loro luride zampe avevano lasciato segni e cicatrici.Ma ormai non se ne curava più. Adesso camminava armata di “chi va la” e di “non mi fido più di nessuno”,cosi nessuno poteva più farle male. E si vide donna…distratta,assente,piena di paure.ma cercò sempre di non darlo a vedere. Superò anche le notti senza fine… Quelle in cui dovresti perderti tra le lenzuola immaginando stelle cadenti e albe romantiche,ma dove non riesce a vedere altro che buio e ghetti. E si vide mamma…e smise di aver paura.Ma smise di averne per se,adesso,aveva altro da difendere. E si vide a cavalcar le onde…ne era passato di tempo! Ma lei,in qualche modo,rimase bambina.Ed i lupi,sebbene fossero stati sconfitti,continuarono a far parte della sua vita. ©Monica Cannatella

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